Comunicati Stampa

ASI MOTOSHOW 2014 – VISITA CULTURAL/GASTRONOMICA GUIDATA “VIVA VERDI!”

Sabato 10 maggio, ore 9

Riservata alle accompagnatrici e agli accompagnatori dei partecipanti  ad ASI Motoshow, la consueta gita (gratuita!) è dedicata alla visita dei luoghi di Giuseppe Verdi, alla scoperta del magico mondo musicale del grande Maestro, senza dimenticare le delizie culinarie della ricca terra parmense

Partenza dall’ Autodromo ore 9
Arrivo previsto a Busseto, ore 10 – Visita al Teatro di Busseto ore 10.30
Visita a Casa Barezzi ore 11 

Visita alla casa natale di Giuseppe Verdi ore 12
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e all’adiacente chiesa di San Michele, con l’organo dove si esercitava il musicista

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 Pranzo al Ristorante Vecchio Mulino, ore 13

Partenza per Varano de’ Melegari ore 15 – Arrivo in Autodromo ore 16

Teatro Giuseppe Verdi Il teatro è ubicato nella Rocca (già Castello dei Pallavicino), di fondazione duecentesca ampiamente rimaneggiata, che si presenta oggi nell’aspetto che le fu dato nella seconda metà dell’Ottocento. In precedenza era esistito un altro teatro, nel medesimo luogo. Verdi vi si era esibito in gioventù, dirigendo una sinfonia per il Barbiere di Siviglia di Rossini. Il Comune acquistò la Rocca, nel 1856 e la costruzione avvenne negli anni compresi tra il 1856 e il 1868, nonostante il parere contrario del Maestro. Egli era in contrasto con i bussetani per la loro invadenza nella sua sfera privata e perché riteneva il nuovo teatro “di troppa spesa e inutile nell’avvenire”. Così all’inaugurazione solenne del 15 agosto 1868, quando per onorarlo quasi tutte le signore si vestirono di verde, mentre per i signori il verde fu d’obbligo nelle cravatte, egli fu vistosamente assente, benché venissero allestite due sue opere: Il Ballo in maschera e il Rigoletto. Anche in seguito si guardò bene dal mettervi piede, pur avendo offerto una notevole somma per la sua costruzione e pur possedendovi un palco. Al Teatro, progettato dall’architetto Pier Luigi Montecchini, si accede dal portico, salendo poi lo scalone ornato da un busto verdiano di Giovanni Dupré; le decorazioni competono ai parmensi Giuseppe Baisi e Alessandro Malpeli, mentre i medaglioni del soffitto, raffiguranti la Commedia, la Tragedia, il Melodramma e il Dramma romantico, sono opera del bussetano Isacco Gioacchino Levi (1865). Il Teatro, che era dotato fin dall’origine di ogni più funzionale struttura, è stato recentemente restaurato, messo a norma e riaperto; la sua capienza è di 300 persone.

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Museo di Casa Barezzi Antonio Barezzi, droghiere benestante e grande appassionato di musica, intravvide precocemente l’attitudine di Verdi per la musica e lo chiamò nella propria casa come insegnante della figlia Margherita. La prima esibizione pubblica del giovane, nel febbraio 1830, ebbe come teatro il Salone (ora “Salone Barezzi”), già sede della Filarmonica Bussetana fondata nel 1816 dal Barezzi stesso. Nell’anno precedente il trasferimento a Milano (1832) per compiervi privatamente gli studi musicali con il maestro Lavigna, dopo la delusione per la mancata ammissione al Conservatorio, Verdi abitò in casa Barezzi e qui sbocciò l’amore tra lui e Margherita. Gli studi milanesi furono sostenuti da una borsa di studio del Monte di Pietà di Busseto, anticipata ed integrata da Barezzi, cui Giuseppe Verdi serbò sempre infinita gratitudine, come traspare da numerosi suoi scritti. Il Salone, che ospita concerti e conferenze, si presenta ora nel suo aspetto tardo-ottocentesco, dopo i restauri curati nel 1979 e nel 1998 dall’Associazione “Amici di Verdi”, che vi ha la sede. Qui tutto parla del compositore: il pianoforte (che il maestro Riccardo Muti, cittadino onorario di Busseto, non ha voluto suonare per rispetto alla sacralità del cimelio); il ritratto di Antonio Barezzi e quello a carboncino del giovane Verdi, sicuramente la sua prima immagine pervenutaci; le lettere autografe tra cui la dedica dell’opera Macbeth al suocero (1847) e gli appelli patriottici (1859).

Casa natale di Giuseppe Verdi Giuseppe Fortunino Francesco Verdi, di Carlo e Luigia Uttini, nacque alle otto di sera del 10 ottobre 1813, come risulta dall’atto di nascita (scritto in lingua francese, poiché all’epoca il Comune di Busseto rientrava nel Dipartimento del Taro, direttamente annesso alla Francia). Nel modesto edificio, adibito anche a posteria, situato a un crocevia al centro del villaggio, il padre gestiva un’osteria con annessa bottega di generi vari; la madre era filatrice. La tradizione tramanda che durante il parto, essendo in corso i festeggiamenti annuali di S. Donnino, patrono della diocesi, la musica di un gruppo di suonatori girovaghi sia stata di buon auspicio per la futura attività del nascituro. Secondo recenti studi, quella dei Verdi era una famiglia di piccoli proprietari non illetterati: spesso, infatti, i locandieri leggevano le lettere a chi non era in grado di farlo. Sarebbe quindi da ridimensionare la leggenda della famiglia indigente, del contadinello povero e privo d’istruzione, del giovane artista affamato, alimentata in seguito dall’editore Ricordi. Ancor oggi, tuttavia, la vista delle stanze così semplici e ammobiliate con sobrietà non manca di commuovere i sempre numerosi visitatori, al pensiero dei trionfali traguardi raggiunti dal compositore. Egli però, non dimentico delle proprie origini, scriveva nel 1863: “Sono stato, sono e sarò sempre un paesano delle Roncole”. Sulla facciata della casa una lapide del 1872 ricorda che i marchesi Pallavicino, che ne erano proprietari, vollero che la dimora rimanesse com’era allora; nel tempo altre lapidi commemorative e celebrative sono state apposte: da ricordare, in particolare, quella voluta dai poveri di Roncole beneficiati dal Maestro (1901). Nel 1913, centenario della nascita, è stato collocato nel giardinetto antistante la casa un busto in bronzo realizzato dallo scultore Giuseppe Cantù.

Pausa gastronomica presso il Ristorante Il Vecchio Mulino, a base di specialità locali, con la possibilità di acquistare prodotti tipici (salumi, formaggi ecc…) direttamente nello store del ristorante.

 

Torino, aprile 2014

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