Rivista La Manovella

La Manovella

La Manovella rivista ufficiale dell'ASI

Per dialogare con i propri Tesserati e per dare maggior eco possibile alle proprie iniziative, l’Automotoclub Storico Italiano è particolarmente attivo anche nel settore della comunicazione. Il primo strumento divulgativo di ASI è il magazine “La Manovella”, che ha origini addirittura precedenti alla fondazione dell’Ente, essendo nato nel 1961 come organo ufficiale del Veteran Car Club Italia.

Negli anni, la rivista ha modificato la sua linea editoriale e anche la sua veste grafica in funzione della crescita e del cambiamento dell’ASI. La Manovella diffonde la cultura e contemporaneamente tiene informati i lettori su quanto avviene nell’ambito della Federazione. La sua tiratura la pone ai vertici internazionali dell’editoria del settore e nettamente al primo posto in ambito nazionale.
Dal 2009 è operativa la società ASI Service srl, con l’Automotoclub Storico Italiano come socio unico, che ha come unici scopi la promozione, l’acquisizione e la gestione di ogni attività connessa con la conoscenza, la valorizzazione e lo sviluppo del motorismo storico, sia in Italia sia all’estero.

In questo numero si parla di...

LEGGI LA MANOVELLA DI MAGGIO!

IN QUESTO NUMERO…

La copertina della Manovella di maggio è dedicata all’iconica Mercedes-Benz 300 SL, universalmente conosciuta con il soprannome di “ali di gabbiano”. La 300 SL rappresenta l’orgoglio della Casa tedesca che si risolleva dall’immane tragedia della guerra. Lo capisce per primo Enzo Ferrari che nel suo libro “Le mie gioie terribili” racconta la visita a Maranello di Alfred Neubauer, capo della squadra corse Mercedes prima del conflitto. “Era molto dimagrito. ‘Che bravo, ancora qui!’ – gli dissi – ‘Come mai questa visita?’”. Il vecchio amico accenna un sorriso e dice che la Mercedes è a pezzi, ma lo manda a vedere chi è rimasto in piedi. Poi inizia a fare domande sull’Alfa Romeo, la Maserati e le altre Case italiane. Ferrari a questo punto capisce: “Accidenti” – dice fra sé – “questo non è un vinto, ma uno che prepara la rivincita”.

Ferrari ha ragione: nel 1951 cade il veto alla Germania di partecipare alle competizioni internazionali e la Mercedes rimette in moto la macchina organizzativa delle corse. Il materiale disponibile è la 300 S con il motore a sei cilindri ben progettato e ben costruito, ma il corpo vettura da “berlinona” è troppo penalizzante in termini di peso e dimensioni. Il motore è un buon punto di partenza, ma bisogna buttare il resto. L’elaborazione del sei cilindri è relativamente semplice: rispetto a quello della 300 S ha tre carburatori Solex 40 PBJC e il carter secco per ridurne l’ingombro in altezza; allo stesso scopo è inclinato a destra di 50°. Il telaio totalmente nuovo è un traliccio di tubi che avvolge le fiancate a una quota piuttosto alta rendendo impossibili le porte convenzionali, si sceglie così di incernierarle in alto. Il risultato è la W194, nota con il nome commerciale 300 SL dove “S” sta per “Sport” e “L” sta per “Leicht (leggera)” ed è davvero leggera: 870 kg che con 175 CV danno il rapporto peso/potenza di 4,9 kg/CV, buono per un’auto da corsa.

La 300 SL debutta il 4 maggio 1952 nella Mille Miglia con tre esemplari affidati al collaudato Rudolf Caracciola con un illustre sconosciuto, a Herrman Lang con Erwin Grup e ai quasi esordienti Karl Kling e Hans Klenk, che ottengono il miglior risultato classificandosi secondi dopo la Ferrari 250 S dello scatenato Giovanni Bracco, Caracciola è quarto. Il risultato è la sola “non vittoria” delle 300 SL che poi trionfano in tutte le corse alle quali parteciperanno.

Alla fine della stagione, però, uno stringato comunicato stampa della Mecedes-Benz annuncia il ritiro dalle corse con la velata soddisfazione di aver dimostrato tutto ciò che voleva dimostrare, vale a dire d’essere tornata più forte che mai. Tutto il materiale è accantonato a favore dell’ancor più ambizioso programma della Formula 1. Con questa mossa si trascura l’effetto scatenato negli USA dalle vittorie delle 300 SL. L’importatore Max Hoffman ha difficoltà nel proporre le berlinone 300 S ai clienti che vogliono una Mercedes-Benz come quella che ha dominato le corse. Gira la richiesta alla Casa, che ha forti riserve per mettere in produzione un’auto da corsa temendo di non trovare clienti a sufficienza: non sono mica tutti piloti, gli americani! Hoffman insiste e mette sul tavolo un ordine scritto di 1000 esemplari chiedendo che il modello di serie assomigli il più possibile alla 300 SL da corsa.

E questo è solo l’inizio di una storia diventata leggenda.

Nel 1966, nel pieno della stagione sportiva, il Drake decise di mettere alla porta John Surtees, unico pilota a conquistare titoli mondiali in moto e in auto. Successe al termine della 24 Ore di Le Mans 1966, dopo la debacle Ferrari e il trionfo della Ford. Su “Big John” aleggiava il sospetto di una collaborazione troppo stretta con la Lola per lo sviluppo della T70: qualcuno, a Maranello, aveva notato troppa somiglianza con la 330 P3…

Vittorio Zito è il centauro italiano classe 1931 che, dall’Argentina dove risiede dal 2008, ogni anno partecipa ad ASI MotoShow con il suo impareggiabile entusiasmo. Negli anni ’50 è stato tra i protagonisti assoluti nelle mitiche corse su strada dell’epoca, a partire dalla Milano-Taranto e dal Motogiro d’Italia.

Mike Robinson è il designer di origini americane che ha rivoluzionato i centri stile Fiat e Bertone, scardinando le gerarchie tradizionali e lanciando un nuovo modo di pensare, di disegnare e di progettare le auto.

La Lancia Dialogos è una show car dalle linee voluttuose ed evocative, uno dei capolavori di Mike Robinson rimasto un sogno effimero che ha incarnato, per l’ultima volta, tutta la filosofia del Marchio: bellezza, eleganza e rispetto della tradizione.

Lancia Thesis è bella, tecnologica, confortevole e anticonvenzionale ma la fama del marchio Lancia è ai minimi storici. Accusa tante magagne elettroniche e la concorrenza tedesca monopolizza il segmento decretando il flop commerciale della berlina torinese. Oggi, a vent’anni dal lancio, torna ad accendersi una fiamma di orgoglio…

Un imprenditore visionario (Roberto Ziletti), un marchio storico dormiente (FB Mondial), tante idee scaturite da menti geniali e volenterose. Sono gli ingredienti perfetti per la rinascita dell’azienda di Manerbio con la “supermoto” battezzata Piega. Come spesso accade, però, la realtà avrebbe trasformato tutto in un grande incubo…

Del tutto sconosciuta – o quasi – nel nostro Paese, la MG ZB Magnette, al suo lancio avvenuto nel 1957, era la berlina 1500 più veloce al mondo. È stata anche una delle “sedan” più interessanti e poliedriche della sterminata produzione inglese.

Quali auto storiche guida uno dei più grandi e giovani collezionisti indiani? Quali sono le sue preferite? Scopritelo in questa intervista a Yohan Poonawalla di Pune, a sud di Mumbai in India. “Le auto senza storia non mi interessano”: questo è il suo mantra.

A quarant’anni dall’incidente di Zolder, Joann, la moglie di Gilles Villeneuve, ricorda il grande amore della sua gioventù. “Gilles aveva un rapporto molto stretto con me, con i nostri figli e i nostri animali. Eravamo il suo mondo, il suo buen ritiro in un ambiente – la Formula 1 – che iniziava a farsi piuttosto complicato”.